
Andrea Cingoli
Castelli di ceramica ha ideato Castello Cos’è Castello? Sembra un portafiori. Sulla mia cucina bianca e blu starebbe benissimo. E’ un blu intenso. Vivo. Luccicante. Un blu che abbaglia. Anche se l’accostamento del blu con il bianco appartiene alla più classica tradizione delle ceramiche di Castelli questo specifico contrasto è sorprendente. Sembrano complementari. Sembra che quel dettagliato punto di blu esiste solo per quel dettagliato punto di bianco. Che quel punto di blu sia nato e venuto al mondo per quel punto di bianco. Due primari. Due protagonisti. Due assoluti numeri primi. Da una linea orizzontale marcata al centro mi accingo a scoprire che non è un portafiori. Ossia, non è solo un portafiori. E’ molto di più. Le molteplici facce di una maschera pirandelliana prendono forma e diventano due bicchieri in più. Due ciotole in più e due alzatine. Non te lo aspetti. E senti l’uno che diventa molti. L’uno che si moltiplica come se all’improvviso vedessi lo stesso oggetto da angolazioni diverse. Uno stesso oggetto che ha molte facce. Sembra la metafora del mondo contemporaneo di pirandelliana memoria. Uno, nessuno e centomila. In quest’opera di Castelli di ceramica è racchiusa tutta la contemporaneità del nostro vissuto. Nulla è come sembra. Tutto è molto più complesso di ciò che sembra. Non solo. Tutto è molto più dinamico, funzionale e innovativo. Castello è innovazione che strizza un occhio alla tradizione, con una spruzzatina di design adagiata su un letto di contemporaneità. Approcciare a Castello non è semplice, occorre cuore e mente aperti ma ben saldi. Versatilità. Dialogo. Coraggio. Temerarietà. E un pizzico di follia. Presentarlo come un porta fiori? Assurdo. Castello è un kit fatto di numeri primi. E’ un primo assoluto. Che domina l’ambiente intorno con fare di chi sa di valere. Grazie Andrea Cingoli con Castelli di Ceramica perché grazie a Castello impariamo ad osare e non fermarci alle apparenze, impariamo il movimento e la dinamicità su un letto di tradizione e soprattutto impariamo che due colori primi fanno l’eccellenza.
testo ©Liliana Rullo
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