Giuseppe Marrone
6 Agosto 2022
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Giuseppe Marrone

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Aquila che fa nido di Giuseppe Marrone è un ossimoro. Emerge chiaro il contrasto tra la staticità del materiale e la dinamicità dell’immagine didascalica che ne è rappresentata. Durante il medioevo in alchimia il ferro era associato a Marte: alla luce della sua posizione nel calendario romano, questo pianeta rappresenta inoltre i momenti di rinascita e nuovo inizio. E’ questo il punto di contatto tra il ferro e quest’immagine didascalica dell’aquila che fa il nido. La lavorazione del ferro è una magia. Pensare che un pezzo di ferro diventa un’opera d’arte mi fa emozionare. E non poco. Dopo aver acceso la fucina il ferro viene forgiato per renderlo modellabile. Il ferro raggiunge la temperatura ideale per essere lavorato tra i 700° C e i 900°C: a tal punto diventa rosso-giallastro. Il Ferro rovente ed incandescente viene così sagomato. Con colpi decisi e sapienti il ferro viene modellato, piegato e disegnato dal martello. Le penne di quest’aquila sono dettagliate e precise. Sembrano disegnate a matita. Se ti avvini all’opera ne comprendi la precisione: il dettaglio di ogni piuma è stupefacente. Il poggiarsi sul nido come approdo dopo un volo faticoso emerge chiaro dal posizionamento del corpo, in bilico e in movimento. Portare materiale per fare il nido: albore di vita. Il nido d’aquila. Che solitamente si trova in un luogo solitario in cima ad una vetta in montagna. Ed è proprio lì che quest’opera ci catapulta. In alta quota. Nel silenzio ovattato di una famiglia di aquile. Forse reali. In un gesto quotidiano e apparentemente scontato, ma che porta con sé tutta la forza della cura e dell’accudimento. In fondo dell’amore. Il gesto di preparare il nido per i propri acquilotti e di portare cibo per la sopravvivenza dei propri piccoli è il punto nevralgico dell’opera: da lì scoppiano tutti i colori e i sapori della vita che nasce, cresce e si sviluppa. Il potere del prendersi cura, sorvolando il cielo, dispiegando le ali maestose e lottando per costruire la propria casa, un posto sicuro e accogliente, al riparo dai nemici della terra: un nido che protegge e dona sicurezza. E’ di forte impatto la forza vitale che ne emerge: una forza vitale dettata dall’immagine didascalica e dalla morbidezza del ferro. E’ questo l’ossimoro. E’ movimento statico. E’ duro piegare. E’ morbidezza ferrosa. E’ il dettaglio che dialoga con il tutto. Quest’opera porta con sé tutta la forza dirompente e dinamica del ferro e del rumore del martello. Grazie Maestro Giuseppe Marrone perché con l’opera Aquila che fa nido ci conduci alle porte dell’inizio vita, dell’incipit e della forza motrice che muove tutto, partendo dagli albori e dalla preparazione minuziosa del nido per i propri aquilotti. Nel silenzio della montagna. Nell’operosità di una maestosa aquila reale.

testo ©Liliana Rullo
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