Venezuela, un cuore che piange
25 Gennaio 2019
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Venezuela, un cuore che piange

Un cuore che piange, un popolo costretto a lottare contro la sua stessa ricchezza, quella fornita dalla natura e tanto contesa da chi ne vorrebbe detenere il potere. Il petrolio e le economie tornano ad essere protagoniste di scontri, guerre e violenze. Le posizioni che riguardano le ultime vicende rivoluzionarie in Venezuela sono chiare a tutti.
Al termine dell’articolo è presente una sintesi degli avvenimenti.

Ma quando la lotta per il potere genera scontri e lascia morti innocenti alla sue spalle, il popolo piange. Abbiamo così deciso di dare voce ad un’artista venezuelana amica di una locale associazione culturale, Transumanza Artistica, che ha invitato una poesia scritta di getto (nel suo personale italiano) mentre gli eventi in Venezuela sono in continua evoluzione negativa: Terra mia il titolo.

L’artista ha anche inviato la sua lettura della stessa poesia rotta dalla voce spezzata dalle lacrime. Per motivi legati alla censura venezuelana, ha chiesto di non divulgarla ed è per questo motivo che JLIVE Radio ha voluto leggere e divulgare questo “Grido disperato del cuore venezuelano” attraverso la voce di una speaker professionista. Di seguito il testo originario:

TERRA MIA

“Oggi ti scrivo a te, terra mia

Non posso avere concentramento in altra cosa

i rumori delle tue lacrime mi insordiscono

Cascano i bimbi e i vecchini,

sono i tempi arbirtrari

bocca cieca  ai lamenti

Voglio cantare e non posso,

 ho una canzone di libertà,

sognatrice di volare.

Ho fame di sorrisi nella faccia del mio popolo

Ho sete di dare sogno

di giustizia a tutti quelli morti,

in lotta de rompere catene

Ho lacrime di impotenza e pazzia

per non potere dare la pace e calma ai caduti,

ai violentati, ai feriti, agli umiliati

per pensare diverso

Ho paura dei neonati per arrivo,

il tempo è fermo in una goccia salata, cascata

del viso dei venezuelani.

Nazioni del mondo, non si rendono conto che un popolo

e più che capitalismo o comunismo?  

_guroga  23 Gennaio 2019  (Venezuela) ore 9.33 am

Gli avvenimenti in sintesi…

Il Venezuela è un importante partner commerciale ed economico per la Russia e siamo interessati a mantenere e migliorare i nostri buoni rapporti” afferma Peskov (politico e diplomatico russo).

Putin (Presidente della Federazione Russa) e Erdogan (Presidente della Turchia) difendono la posizione di Maduro, mentre Trump (Presidente degli Stati Uniti), appoggiando l’autoproclamazione di presidente a interim a Guaidò, chiede una “pacifica” via d’uscita, ovvero la sostanziale immunità a Maduro (presidente della Repubblica Bolivariana) in cambio del passaggio dei poteri a Guaidò. In nome della democrazia e del bene del Venezuela, vengono proposte soluzioni apparentemente libere, ma di fatto condizionate da un possibile rifiuto del regime di Maduro.

All’inaspettata autoproclamazione di Jan Guaidò che ha giurato formalmente come “presidente incaricato” del Venezuela, assumendo ad interim i poteri dell’esecutivo, Maduro ha reagito duramente: “Ho deciso di rompere le relazioni politiche e diplomatiche con il governo imperialista degli Stati Uniti. Che se ne vadano dal Venezuela! Basta con l’intervenzionismo! Qui c’è dignità. Qui c’è gente che difende questa terra”.

In piazza scendono migliaia di venezuelani per protestare contro Maduro, e mentre poliziotti e militari reprimono le manifestazioni di protesta, si contano già 26 vittime e circa 300 feriti a seguito degli scontri.

Alla fine che si parli di socialismo o capitalismo, il timore è che cambino solo le modalità, per poi continuare a governare un popolo solo per sfruttare economicamente le ricchezze della sua terra.

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